La Matita della Memoria

la matita della memoria

Un Incontro Inaspettato e il Potere di un Piccolo Oggetto

Questa storia è difficile da raccontare senza provare un’emozione. Anche ora, mentre scrivo, non posso fare a meno di sentire il peso di quel momento, come se fosse accaduto ieri.

Tutto è cominciato con una matita. Una semplice matita dimenticata, abbandonata per terra, nel caos del via vai del mattino. Avrei potuto ignorarla, passare oltre, ma qualcosa mi ha spinto a fermarmi. Senza un motivo preciso, ho sentito il bisogno di fotografarla, di catturare quel piccolo frammento di vita prima ancora di raccoglierla. Non sapevo perché, ma c’era qualcosa che mi diceva che non dovevo lasciarla andare così.

L’ho raccolta, sentendo la sua leggerezza tra le dita. E in quell’istante, è apparsa una donna che camminava in senso opposto. Il suo passo era veloce, lo sguardo frugava il marciapiede, come se cercasse qualcosa di prezioso.

Non ho potuto fare a meno di avvicinarmi.

  • Sta cercando qualcosa? le ho chiesto.

Si è fermata bruscamente, come se le avessi strappato un pensiero profondo.

  • Sì… una matita.

Un silenzio breve, ma carico di significato. Ho abbassato lo sguardo verso la mia mano.

  • È questa?

E poi, in quell’istante, il tempo si è fermato. I suoi occhi si sono riempiti di lacrime. Con mani tremanti, ha preso la matita, trattandola con una cura che non avrei mai immaginato per un semplice oggetto. Come se fosse fatta di vetro, come se fosse l’ultimo legame con qualcosa di troppo prezioso per perderlo.

  • Grazie… Non potete capire. Mi è caduta dalla borsa. Ci tengo tantissimo. Era la matita che usava mio marito… lui non c’è più da un mese. È l’ultima cosa che ha toccato prima di lasciarmi… e da allora non me ne separo mai. È come se, stringendola, potessi ancora sentire la sua mano sulla mia.

Un brivido mi ha attraversato la schiena. Quella matita, che sembrava un oggetto insignificante, era in realtà un simbolo di un amore che non si arrendeva. Un legame che, in qualche modo, continuava a farsi sentire, nonostante tutto.

La donna ha cercato nella borsa, come se volesse ricambiare in qualche modo, offrirmi un pagamento per il gesto. Ma io ho scosso la testa, non volevo nulla in cambio. Ma lei, non voleva lasciarmi andare così.

  • Almeno un caffè , ha detto, con un sorriso che portava con sé una tristezza dolce.

Ho accettato. Non era tanto per il caffè, ma per quel piccolo momento di connessione. Forse aveva bisogno di parlare, di condividere un dolore, o forse, semplicemente, di essere ascoltata. In fondo, non è questo che tutti cerchiamo? Un attimo di comprensione, una piccola connessione umana in un mondo che troppo spesso corre troppo veloce.

E adesso, a distanza di tempo, continuo a chiedermi: forse non sono stato io a trovare la matita, ma è stata lei a trovare me.

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